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lunedì 24 Giugno 2019

Cronaca di una visita didattica e spiritosa dal Friuli Venezia Giulia

E’ la cronaca di una visita didattica e spiritosa dal Friuli Venezia Giulia quella che potete leggere di seguito, ricevuta dalla nostra associazione regionale.

“E’ la mattina dell’8 giugno, una delle prime giornate belle di questa pazza primavera del 2019. Una giornata tersa con un bel sole e un’atmosfera limpida, che permette di scrutare le più alte vette dolomitiche della nostra bella Carnia. Siamo a Cabia di Arta Terme, un paesino di poche anime, raggiungibile con una comoda ma ripida e molto tortuosa strada asfaltata, su un percorso di circa 3 km che sale direttamente dal capoluogo. La sua posizione favorevole e lo splendido panorama a cavallo fra la Valle di Ingaroio e quella del But, ne fa uno dei luoghi più interessanti della vallata. L’ultima curva della strada che porta alla frazione offre una buona panoramica della catena del Monte Sernio, del Monte Amariana e della conca di Tolmezzo.

Cabia è famosa ed è anche zona vocata, da oltre cent’anni, per la produzione di sliwovitz (o slivovitz), un distillato ricavato esclusivamente dalle prugne che, dopo una lunga e accurata lavorazione, diventa un’acquavite assolutamente incolore e dalla trasparenza cristallina che può raggiungere la gradazione di 45 e più gradi alcolici.

Il nome e il metodo di lavorazione dello sliwovitz provengono molto probabilmente dal litorale dell’attuale Croazia. La tradizione vuole che un capitano dell’esercito della “Serenissima” abbia visto un processo di distillazione in una località slava e l’abbia riportato nel piccolo paese carnico. Con il tempo le tecniche di lavorazione si sono evolute ed è aumentato anche il numero di distillerie. Nel 1901 ce n’erano ben 12 a Cabia.

La distilleria Casato dei Capitani è oggi l’unica distilleria nel territorio carnico. Siamo venuti sin quassù per conoscere l’ultimo distillatore della Carnia: Matteo Gortani. I suoi prodotti sono di ottima qualità, spicca sicuramente lo sliwovitz, rinomati sono anche gli Elisir a base di distillato d’uva, dove vengono posti in macerazione per diversi giorni fragoline, lamponi, mirtilli, frutti di bosco, cumino, more e, infine, il cuor di mela e cuor di pera, che sono degli ottimi liquori dolci ideali per i palati che amano basse gradazioni e intense sensazioni. I suoi prodotti sono di ottima qualità e mantengono la tradizione e la tipicità dei distillati di montagna.

Matteo ci accoglie con Jessica nel cortile della piccola distilleria, che occupa il piano terra di un lungo caseggiato colonico. In testa il piccolo spaccio, poi la stanza con i due più vecchi alambicchi. Il primo alambicco, con oltre 100 anni di storia, è discontinuo, in rame e a fuoco diretto e veniva usato a tassa giornaliera con una capacità di circa 100 Kg a cotta e alimentato a legna. Il secondo alambicco, discontinuo a bagnomaria, è alimentato a gasolio.

Matteo ci ha spiegato con molta competenza le tecniche di distillazione, la cura e l’attenzione nel taglio di testa e coda per ottenere un ottimo distillato di qualità. Poi, passando all’ultima stanza, ci ha mostrato il gioiello, un alambicco di costruzione trentina discontinuo a bagnomaria, con controllo numerico PLC, in funzione da una decina d’anni.

Dulcis in fundo, un’ottima degustazione di quattro distillati, tra cui il profumato e caratteristico sliwovitz e, in chiusura dell’interessantissima visita, un pranzo da matrimonio presso l’agriturismo Naunal di Sutrio, dove abbiamo tra l’altro degustato degli ottimi cjalcions.

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